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Anno 1915

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Anno 1915


L’anno di sangue

     L'ordine era di passare all'assalto, bisognava salire sulla scaletta, per superare il parapetto, uscire allo scoperto, gettarsi sotto il filo spinato che proteggeva le trincee nemiche. i più fortunati avevano una pinza per tagliare il filodi ferro. Di fronte, le mitragliatrici entravano in azione e molti uomini cadevano prima di avere raggiunto il filo spinato. Quelli che ci riuscivano, saltavano nelle tricee avverse, lasciando i loro fucili ingombranti per battersi con la loro paletta o il loro pugnale.

Gennaio. Battaglia invernale sui monti Carpazi.

22 Marzo: I Russi occupano la città fortificata di Przemysl: tra i 120.000 prigionieri, alcuni Ampezzani. 40.000 morti austro-ungarici nell’assedio.

6 febbraio: Inizio offensiva austro-ungarica presso il fiume San e battaglia di Pasqua.

Ai morti in battaglia si aggiungono quelli per assideramento, fame, tifo, colera e malattie provocate da mancanza d’igiene, fanghiglia, sporcizia, pidocchi, rumori assordanti.

LA VITA NELLE TRINCEE

     Le trincee erano strette, esposte al vento , al gelo e alla pioggia che s'infiltrava dappertutto. Le gallerie erano fredde ma più riparate. Durante la stagione delle piogge, i soldati affondavano nel fango che penetrava nei loro vestiti irrigiditi dallo sporcizia. Non potevano lavarsi, radersi, vivevano con i pidocchi e coabitavano con i ratti., attratti dall'alimentazione, dai rifiuti e spesso dai cadaveri. Sovente regnava un odore terribile.

     Vivere sotto la terra era l'unica possibilità di sopravvivenza per i soldati chiamati al fronte. Con la loro paletta, scavavano un fossato nel suolo per proteggersi dal fuoco del nemico, sulla linea del fronte, le trincee erano costruite a zig-zag, con i vari caminamenti. I caminamenti sono trincee comunicanti per assicurare la confluenza tra le differenti linee di difesa. Il soldato ci viveva per un lungo periodo, in condizioni spaventose. Quando non combatteva, doveva aspettare: aspettare l'assalto, il rifornimento, la posta... I rumori dei bombardamenti e l'dea della morte gli impedivano spesso di prendere sonno, mentre i ratti e il fango facevano parte del decoro.
     Aldilà della trincee, il paesaggio era sconvolto dalle granate. Dei corpi che non erano potuto essere prelevati, erano allungati sul suolo. Una nuova offensiva stava per iniziare, il soldato scavava un tunnel sotto le linee nemiche e lo riempiva d'esplosivo, per farlo saltare. Si trattava di essere il più discreto possibile.

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     Su quel lunghissimo fronte le perdite umane furono immani, circa un morto per parte per ogni metro lineare! Su quel fronte, compresi alcuni dispersi, e morti in prigionia cadono 36 Ampezzani Tirolesi.

     In Ampezzo le vittime provocano dolore e tristezza. Mancando le forze lavorative più valide, anche l’economia e il morale della popolazione ne risentono gravemente. Sia il Comune che i privati sottoscrissero prestiti di guerra per un importo definito "favoloso".

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La neutralità dell'Italia

Dopo un anno di neutralità diminuivamo gli Italiani propensi ad una guerra a fianco dell’Impero Asburgico. Sfruttando la situazione, l’Italia cominciò a fare il doppio gioco, pretendendo dall’Austria la cessione di Trento e Trieste quale compenso per un’eventuale cobelligeranza e nello stresso tempo avviando contatti con Francia e Inghilterra per ottenere ancora di più in cambio dell’apertura di un terzo fronte.

Per l’Austria era pericoloso cedere alle pretese italiane; ciò avrebbe innescato una reazione a catena in altre nazionalità dell’Impero portandolo allo sfacelo, come avvenne poi nel 1918.

I Trentini irredentisti erano il 5 %; gli Ampezzani ancora meno.

Pur di non aprire un altro fronte contro l’Italia, Vienna si dichiarò disposta a concessioni maggiori fino ad offrire tutto il Trentino, escluse le valli Ladine e Ampezzo. Ma i nuovi alleati offrivano all’Italia di più: tutto il Sudtirolo fino al Brennero, l’Istria, la Dalmazia, il protettorato sull’Albania e altri territori minori (non loro) e strinsero un patto segreto in cui si impegnavano ad entrare in guerra a fianco dell’Intesa entro un mese. La decisione fu presa, senza consultare la volontà della nazione.

La maggioranza degli Italiani era a favore della pace. Neutralisti si dichiararono i cattolici, molti socialisti e Giolitti, Capo del Governo fino al 1914. Gli Interventisti contro l’Austria, capeggiati da Cesare Battisti, Gabriele d’Annunzio, Ettore Tolomei e Benito Mussolini, erano una minoranza, sostenuta dagli industriali e dallo stesso Sovrano, che il 16 maggio confermò Capo del Governo l’interventista Salandra. Bande di armati minacciarono Deputati e Senatori che non volevano votare per la guerra.

Quante sofferenze e morti avrebbero evitato, e quanti minori guadagni per le industrie belliche!

18 Aprile: Domenica. A Cortina visita di leva in massa per gli uomini dai 37 ai 42 anni.

26 Aprile: Italia, Francia, Inghilterra, Russia firmano il patto di Londra impegnando l’Italia a entrare in guerra entro un mese a fianco dell’Intesa.

2 Maggio: Vittoria austro-tedesca a Gorlice contro i Russi. La Polonia ritorna all’Impero Asburgico.

3 maggio: L’Italia comunica a Vienna e Berlino che ritrattava e abbandonava la Triplice Alleanza.
L’Austria, visto che la dichiarazione di guerra era questione di giorni, aumentò le offerte di cessioni, ma inutilmente. Tutto il lunghissimo confine con l’Italia era sguarnito e indifeso.

Cominciò un’attività febbrile per improvvisare una resistenza. Per Ampezzo si decise di abbandonare la conca per concentrare le forze disponibili in punti chiave, dove si approntarono in fretta delle trincee.

I Comandi militari, consci dell’insufficienza delle difese, si erano rassegnati alla perdita del Sud Tirolo.

 

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